Aumento imposta di bollo per i conti correnti condominiali


Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge n. 38/2026, è arrivata la conferma di un rincaro che colpisce direttamente la gestione finanziaria degli stabili.

L’articolo 12 del nuovo Decreto interviene sulla misura dell’imposta di bollo dovuta per i conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche. La cifra passa dai precedenti 100 euro agli attuali 118 euro annui.
La norma si applica agli estratti conto e ai rendiconti emessi a decorrere dal 28 marzo 2026. Per gli amministratori, questo significa dover ricalcolare i fondi spese e, soprattutto, giustificare in assemblea l’ennesimo balzello che non dipende da una scelta gestionale, ma da un’imposizione verticale del legislatore.

Nonostante il condominio venga equiparato dalla giurisprudenza a un consumatore finale, per l’Agenzia delle Entrate e per gli istituti di credito, il Condominio viene equiparato a una società o un’azienda. Non è una persona fisica, possiede un codice fiscale, è un sostituto d’imposta e, dunque, deve pagare l’imposta di bollo “maggiorata” riservata ai soggetti business.

Per capire la portata di questa operazione, basta guardare i numeri. Le stime più attendibili indicano che in Italia esistono circa 1.200.000 condomini.
Facciamo un calcolo semplice, di quelli che piacciono al Ministero dell’Economia:
1.200.000 (condomini) x 118,00 € (imposta di bollo) = 141.600.000 €.